Come si scrive un colpo di scena efficace? E come si crea il cosiddetto effetto voltapagina? In questo articolo cercheremo di fornire una definizione esatta di colpo di scena, e passeremo poi ad affrontare quattro tecniche letterarie di cui far tesoro per portare il nostro lettore a esclamare: Ma che, davero?
Un colpo di scena è un catalizzatore dell’azione: un elemento che fa progredire la trama, aumentare la tensione e complicare il raggiungimento dell’obiettivo del protagonista. A differenza di quanto si possa pensare, tale evento non coincide necessariamente con la rivelazione finale. Certo, quest’ultima ha una speciale rilevanza, ed è il momento senza dubbio più cruciale. Ma ricordiamoci anche che un’opera si compone, fin dall’inizio, di tanti piccoli twist che smuovono l’azione, generando un saliscendi emotivo nel lettore, e convincendolo quindi a “restare con noi” durante tutto il corso dell’opera.
1. Il cliffhanger: l’arte della sospensione
Il cliffhanger è un tipo particolare di colpo di scena, che presenta, in più, la caratteristica di lasciare in sospeso.
Ma in che senso? Nel senso che il lettore è avido di informazioni, di dettagli, di spiegazioni, e noi, sul più bello… lo priviamo di tutto ciò che vorrebbe sapere. Tale espediente è a dir poco dominante nell’ambito delle serie tv e delle saghe letterarie, che nascono con il preciso scopo di condurre il lettore/spettatore all’episodio successivo; ma, perché no, può benissimo stupirci anche all’interno di un romanzo autoconclusivo.
In questo caso, il cliffhanger può essere sfruttato in diversi stadi della nostra scrittura:
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Può concludere un’opera lasciando il finale aperto, come ne Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood.
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Può concludere un capitolo centrale, come nel terribile momento in cui i due amanti di 1984 di George Orwell vengono scoperti.
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Può essere un effetto collaterale della scelta di un punto di vista multiplo: se un capitolo si chiude con una situazione irrisolta su Tizio, il lettore dovrà proseguire fino al capitolo successivo a lui dedicato per ritrovare la risposta, passando intanto per la storia di Caio.
2. L’anticipazione e la pistola di Čechov: seminare il sospetto
Per rendere un colpo di scena efficace e credibile, è necessario che questo venga anticipato da indizi preliminari: vale a dire elementi che non svelano la verità, ma che quantomeno la fanno presagire. Una corretta operazione di semina è indispensabile affinché il lettore secchione – sì, quello che torna indietro a controllare se tutto torna – possa ravvisare degli indizi che avrebbero potuto fornire delle avvisaglie sulla verità dei fatti.
Se non facciamo questo sforzo, rischiamo di incappare in un vecchio amico chiamato deus ex-machina: è il colpo di scena che esplode all’improvviso, senza base logica nella trama, senza coerenza; indubbiamente la migliore strategia per lasciare il lettore spiazzato e deluso.
Il concetto dell’anticipazione è stato teorizzato per la prima volta dal drammaturgo russo Anton Čechov, il quale sosteneva che, se in una storia compare una pistola, questa dovrà prima o poi sparare. Un’anticipazione, tuttavia, non è necessariamente un’arma pronta a sparare! Al contrario, può manifestarsi sotto forma di:
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Un oggetto rilevante: la foto di un certo Sam che viene consegnata alla protagonista in Nel paese delle ultime cose di Paul Auster, che dà coerenza e credibilità al futuro incontro.
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Un’ambientazione: l’ambiente intriso di degrado e povertà che troviamo nell’Uomo in fuga di Stephen King, che crea un movente per le future decisioni estreme del protagonista.
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Una descrizione: l’oscurità che avviluppa il giardino nell’incipit de Il canto del profeta di Paul Lynch, una palese anticipazione del buio dittatoriale che sta per calare sul paese.
Il nostro obiettivo, insomma, dovrebbe consistere in un perfetto bilanciamento fra detto e non detto, fra ciò che facciamo trapelare, e ciò che, invece, decidiamo di far solo sospettare a chi ci legge. Spiegare tutto e subito non è un semplice errore: è la morte della suspence; ma, allo stesso tempo, non possiamo scaricare tutto il peso della rivelazione sul momento finale, pena il tradimento del patto col lettore: una sapiente semina ci permetterà, dunque, di raggiungere questo difficile equilibrio, attraverso anticipazioni che renderanno credibile il successivo disvelamento.
3. L’aringa rossa: Il depistaggio del lettore
Nei tempi antichi, i cacciatori di volpi disseminavano il territorio di aringhe affumicate per depistare i cani degli avversari, e accaparrarsi più facilmente la preda.
Tuttavia, dato che a noi scrittori non interessa cacciare gli animali ma, tutt’al più, l’attenzione del nostro lettore, oggi questo antico trucco presta il nome anche a un’efficace tecnica letteraria: l’aringa rossa, o red herring.
L’aringa rossa, in letteratura, è un elemento narrativo (un oggetto, un personaggio, una sottotrama) che inseriamo con lo scopo di sviare l’attenzione del lettore dalla verità centrale: quello che in un romanzo giallo chiameremmo falso indizio. Ed è proprio quest’ultimo genere, infatti, che maggiormente si nutre di tale espediente: anche perché, a cosa si ridurrebbero i più bei romanzi di Agatha Christie e Arthur Conan Doyle, senza quei furbi depistaggi che ci portano da tutt’altra parte, dandoci poi la stoccata finale che non ci aspettavamo?
Ma un’aringa rossa ben studiata può comparire anche in un romanzo distopico. E sì, anche nel romanzo distopico forse più importante di tutti: 1984 di George Orwell.
Se sei curioso di scoprire in cosa consista l’aringa rossa di questo capolavoro, e perché venga costruita in modo magistrale dall’autore, ti invito a guardare questo video sul mio canale YouTube.
4. L’agnizione: la scoperta dell’identità
L’agnizione (dal latino agnitio, “riconoscimento”) è un colpo di scena in cui il personaggio, di solito il protagonista, scopre una verità scottante su se stesso o sulla propria identità, portando alla risoluzione dell’intreccio.
L’esempio “re” di agnizione lo troviamo, per l’appunto… nell’Edipo Re! Si tratta della celeberrima tragedia di Sofocle, in cui il protagonista, alla fine, scopre di aver inconsapevolmente ucciso il padre e sposato la madre.
Ma non è solo la classicità a fornirci agnizioni degni del migliore episodio di Beautiful. Il mondo della letteratura moderna e contemporanea – soprattutto fantastica, distopica, fantascientifica, che avrai capito far da padrona in questo blog – ci offre almeno tre bellissimi esempi di agnizione:
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Il giro di vite di Henry James, romanzo sull’impalpabilità del confine tra vita e morte.
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Fight Club di Chuck Palahniuk, denuncia del consumismo imperante della nostra società, nonché dell’alienazione umana che ne consegue.
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Storia della tua vita, racconto di Ted Chiang in cui la vera scoperta non riguarda tanto l’identità della protagonista, quanto un modo alternativo di percepire lo spazio e il tempo.
E tanto per concludere…
Sì, ho scritto anche io un romanzo distopico.
Nella mia opera ho immaginato che, fra meno di cento anni, la grassezza sia diventata lo standard estetico dominante: nel 2070, un fisico asciutto e statuario non coincide più con un ideale di bellezza. Non solo: chi è magro è un reietto della società, vive ai margini, accede con difficoltà al mondo del lavoro e alle più banali forme di aggregazione sociale.
Dagli un’occhiata: lo trovi sul sito della casa editrice Valigie Rosse.
